
Con Silvia De Maggio, Roberta Refolo, Alessandra De Luca
Collaborazione Ricerche Augusta Epifani, Luigi Blago
Coreografie Silvia De Maggio
Drammaturgia e Regia Pierluigi Mele
Una brigata di teatranti si trova per caso a Berlino e, presi da irrefrenabili voglie, allestiscono uno spettacolo sul Salento attraverso i cinque sensi, gusto, udito, olfatto, vista e tatto. Memorie, suggestioni, nostalgie legate al vissuto di noi tutti, donate all’ipotetico pubblico berlinese che s’appresta a scoprire i nostri luoghi. Percezioni e memorie rievocate dal profumo del timo, dal sapore del grano, dal sibilo degli ulivi, dal candore della luce, dal biancore della calce.
Prende così vita un’esplorazione dell’anima dei luoghi messa in scena con la passione della scoperta e la freschezza dello stupore, come se anche i teatranti fossero stranieri al Salento, convinti, infatti, che a viverci troppo, nelle cose, si finisce col non vederle più. Né vengono taciute, in “Vurri”, quelle brutture perpetrate ai danni della natura, dell’arte e dell’uomo che minano la civiltà del Sud. In VURRI fanno da guida i libri che del Salento hanno parlato anche solo di sponda, che al Salento si collegano nell’anima.
Ma senza citarne autori e titoli, allo scopo di stabilire un’intimità scenica con il pubblico, agile e diretta. Solo alla fine dello spettacolo sarà distribuita una bibliografia che è un vero e proprio invito alla lettura. Con VURRI, Pierluigi Mele continua il suo originale teatro d’evocazione intorno al Sud, allestendo una sinfonia densa di gioia e ironia, di poesia e vitalità, dove le parole s’intrecciano costantemente alla musica e alla danza. Ecco una rapida escursione nelle voglie toccate dallo spettacolo: l’olfatto: il timo a dismisura tra Otranto e Badisco, il tabacco di Bodini, il gelsomino dei palazzi nobiliari. Ognuno conserva nel tempo gli stessi profumi che ci hanno visto ragazzi, adulti, ragazzi daccapo; il gusto: i pani di San Giuseppe tra Poggiardo e Tricase, per cominciare. Il Salento è una giostra di sapori e saperi, di gusti fioriti dalla terra, di mescolanze di culture. Di dolci barocchi delle Benedettine, per continuare; l’udito: il sibilo lungo tra gli ulivi di Antonio Verri, il griko sugli usci di Corigliano, la serra che risuona dalle cave, il vociare del mercato a Maglie; il tatto: il tufo che sfarina, la cartapesta di Lecce, i pescatori che filano tramagli, la pietra dei palazzi di città e delle muricce campestri; la vista: la terra rossa usata dai pittori, la torre del Mito ad Andrano, la luce meridiana, la Torre del Serpe, le piazze d’ogni paese e poi il geco, il millepiedi, la sacàra e ancora altre suggestioni.





