
Il non parlarsi non affratella

Interno Notte
"Ha una sua solitudine lo spazio, solitudine il mare e solitudine la morte – eppure tutte queste son folla in confronto a quel punto più profondo, segretezza polare, che è un'anima al cospetto di se stessa: infinità finita." Emily Dickinson Fonte di ispirazione sono i quadri di Edward Hopper, con i suoi ritratti della solitudine. In scena due donne, due corpi, due segni, due solitudini; forse è la stessa donna, lo stesso corpo, un unico segno della medesima solitudine. Movimento e voce si rincorrono, si danno spazio l'un l'altro per arrivare a coincidere in un unico sguardo, espressione di un mistero incomunicabile. L'idea è una scansione filmica di immagini che compongono una porzione di vita quotidiana. Il lavoro si basa sul tentativo di unire due linguaggi, in scena una danzatrice e un'attrice, quindi danza e teatro ma in maniera scarna ed essenziale. Così come le luci sono pensate per essere prodotte da semplici tagli, in parte manovrate in scena; e la musica vuole essere l'idea di un suono/rumore presente nella testa, prodotto da registratori a cassetta azionati dal vivo. Pochi elementi, un tavolino, due sedie, due abat jour. E' un interno, una casa, una stanza, luce bassa. Il tentativo è quello di ridurre al massimo le operazioni tecnologiche esterne, ma tutto si svolge e viene azionato dall'interno. Regia: Silvia Lodi, Stefania Mariano Ideazione: Silvia Lodi Musiche: Autori vari Interpreti: Silvia Lodi e Stefania Mariano Durata: 30 min’





